Il PC è morto! Viva il PC!

L’ultima dichiarazione di John Carmack, co-fondatore di Id Software e creatore di giochi che hanno fatto epoca come Doom e Quake, farà storcere il naso a molti appassionati di videogiochi. Le sue parole sono molto chiare: “Il PC, ormai, non è più la piattaforma...
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L’ultima dichiarazione di John Carmack, co-fondatore di Id Software e creatore di giochi che hanno fatto epoca come Doom e Quake, farà storcere il naso a molti appassionati di videogiochi. Le sue parole sono molto chiare: “Il PC, ormai, non è più la piattaforma di riferimento per quanto riguarda lo sviluppo di videogiochi”. Motiva questa dichiarazione specificando, nel corso di una intervista a Kotaku che al momento di sviluppare Rage si è trovato di fronte ad una scelta: sviluppare per sistemi PC high-end e rendere difficoltosa la conversione su console oppure rispettare le specifiche delle console e offrire un prodotto che possa dare qualcosa in più a chi possiede un pc di fascia molto alta. E la strada scelta è stata proprio quest’ultima.

In realtà non è difficile comprendere le ragioni di mercato dietro a questa dichiarazione, la John Carmack situazione è molto diversa da come lo era ai tempi di Doom o Quake. Le console sono diffuse in centinaia di milioni di esemplari e sarebbe decisamente sconveniente scontentare i suoi utenti, soprattutto sarebbe una grave perdita escluderli commercialmente dalla vendita di un titolo sul quale Id sembra voler puntare al rilancio.

Questa situazione non fa che confermare il lento ma inesorabile declino del PC come piattaforma preferenziale nell’intrattenimento videoludico. Mentre fino a qualche anno fa venivano sviluppati titoli a tripla A proprio con lo scopo di sostenere il mercato dell’hardware da gioco, con un aumento esponenziale della potenza delle schede video che raddoppiava ogni anno, ora ci ritroviamo in una situazione di netto rallentamento. Per quanto possano essere usciti modelli di schede video decisamente potenti, in realtà non molto è cambiato in termini di capacità di resa visiva. Le incredibili e mirabolanti promesse fatte al momento dell’uscita delle DirectX 10 in realtà si sono rivelate un flop, così come la successiva e undicesima incarnazione delle stesse librerie.

Quando facciamo queste considerazioni non è semplice determinare se sia arrivato prima l’uovo o la gallina: e cioè se il rallentamento nello sviluppo di nuovo e più potente hardware per PC sia stato determinato da ragioni di mercato e dal sempre più elevato numero di installato di console nel mondo o se invece ciò che ha determinato il grande successo commerciale delle stesse sia stato causato da una maggiore fruibilità dei titoli dovuto alla facilità di esecuzione su piattaforme più economiche.

Sta di fatto che ora ci ritroviamo con la totalità dei titoli più blasonati sviluppati su console per poi essere convertiti per PC. Sicuramente questa tendenza difficilmente verrà invertita nei prossimi anni, e ci possiamo aspettare grandi novità sul panorama del mercato dei videogiochi. Siamo in un momento di passaggio e questo sembra ancora di più rafforzato dalle evidenti difficoltà di Nvidia e Ati a produrre driver stabili e che garantiscano prestazioni comparabili su tutte le configurazioni possibili.

La morte del gaming su PC è stata decretata molte volte e, fino ad ora, non si è mai verificata, ma la realtà è che siamo di fronte ad una lenta agonia. Ma non tutto è perduto: sicuramente altre tipologie di gioco, difficilmente fruibili su console (come ad esempio i giochi strategico/tattici tradizionali) e di tipo meno “casual” potrebbero rappresentare una garanzia di sopravvivenza, anche e soprattutto considerando che il loro funzionamento non richiederà costanti investimenti in nuovo hardware per tutti quegli utenti che continueranno a fruirne per molti anni.

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